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Storia del Comune

Vialedelucia

La «romanizzazione» del territorio mugnanese e dell’intera area avellana avvenne quasi certamente fra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., allorquando si verificarono in tutto l’Agro nolano consistenti deduzioni di veterani dell’esercito romano, ai quali furono assegnate vaste estensioni di terreni coltivabili, all’uopo divisi secondo il sistema della «centuriazione».

Col tempo, alcune di tali proprietà si ingrandirono o raggiunsero per qualche particolare motivo una certa importanza, sicché le loro denominazioni divennero veri e propri toponimi, alcuni dei quali sono sopravvissuti sino ad oggi e proprio ad uno di tali toponimi fundus Munianus, cioè «fondo di Munio» gli studiosi collegano l’etimologia del termine «Mugnano».

Il primo nucleo abitato di Mugnano, corrispondente – secondo gli storici – all’attuale quartiere «Cordadauro», sorse con molta probabilità fra l’XI e il XII secolo, allorquando la baronia di Avella, a seguito della conquista normanna, fu interessata dal dissodamento e dalla rimessa a coltura di vaste estensioni di territorio e dalla creazione di nuovi insediamenti abitativi, uno dei quali fu proprio Mugnano.

Nel 1312 Riccardo (II) Scillato, barone del feudo di Litto e Ponte Mignano, che comprendeva anche Mugnano, cedette questo territorio all’Abbazia di Montevergine, ricevendo in cambio altri territori che l’Abbazia possedeva nel Salernitano.

Nel 1430 l’abbazia di Montevergine ed i feudi che essa possedeva divennero una «commenda», furono cioè sottoposti all’autorità di un cardinale «commendatario» e non più all’abate. Nel 1511 la «Commenda» di Montevergine passò al cardinale Ludovico d’Aragona, il quale quattro anni dopo la vendette alla Casa dell’Annunziata di Napoli, che era all’epoca uno dei maggiori enti assistenziali del Regno di Napoli.

Di conseguenza anche Mugnano, passò sotto la giurisdizione feudale della Casa dell’Annunziata, ove formalmente rimase sino all’abolizione della feudalità nel 1806.

L’avvenimento più importante per la storia di Mugnano si verificò nel 1805 allorquando il sacerdote mugnanese Francesco Di Lucia portò a Mugnano i resti di una giovane martire cristiana rinvenuti tre anni prima nelle catacombe romane di Santa Priscilla, dando così inizio al culto di Santa Filomena, diffusosi ben preso in tutto il Meridione grazie anche alla protezione di Ferdinando II di Borbone.

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